EPOCA MESSAPICA
Prima del palazzo, Lupiae
Il giardino affaccia sul retro del Convitto Palmieri, il cui parco custodisce preziose vestigia messapiche dell'antica Lupiae: una stratificazione che va dall'epoca messapica al Rinascimento.
Cinque secoli di storia
Dall'antica Lupiae dei Messapi al riconoscimento del Ministero: conque secoli di storia stratificati in un'unica dimora.
Sotto questo giardino, l'antica Lupiae
Su queste mura, tre blasoni nobiliari.
EPOCA MESSAPICA
Il giardino affaccia sul retro del Convitto Palmieri, il cui parco custodisce preziose vestigia messapiche dell'antica Lupiae: una stratificazione che va dall'epoca messapica al Rinascimento.
IL RINASCIMENTO
La famiglia Sambiasi erige la dimora. Il portale bugnato a pieno centro — tra i più riusciti della città, bugne a cuscino alternate a blocchi a punta di diamante — testimonia la probabile mano di Giangiacomo dell'Acaya, l'architetto militare che ridisegnò il Castello di Lecce. Nascono le volte a stella del piano terra e le scuderie con lo stemma di famiglia in chiave di volta.
Il Settecento
Emanuele Manieri rimaneggia l'androne — volta a botte ribassata con unghie, sagomature rococò delle porte — e affaccia sul loggiato della corte il celebre balcone a petto d'oca in ferro battuto: la transizione dal tardo barocco al gusto neoclassico, in una sola dimora.
Le due famiglie
Il palazzo passa attraverso due casate nobiliari leccesi, che lasciano i loro stemmi sulle mura: sulle scuderie il blasone Sambiasi, sullo scalone d'onore quello dei Conti Montefusco.
La tutela
Con Decreto Ministeriale del 24 marzo 1987 il palazzo è riconosciuto bene di interesse storico-artistico: un vincolo che non è un limite ma una garanzia — ogni intervento futuro passerà per la Soprintendenza.
Una nuova vita
Il piano nobile ha ospitato negli ultimi anni un B&B di successo, la sala nobiliare un ristorante di alto livello. Per la prima volta in cinque secoli, il palazzo apre le sue porte a nuovi custodi: le residenze sono in vendita.
L'araldica
d'argento alla punta abbassata d'azzurro, con lambello di 5 pendenti
Il blasone originale del ramo leccese, scolpito nella chiave di volta delle scuderie. Riconosciuto dal Ministero per i Beni Culturali.
antica stirpe patrizia veneziana
La casata che acquistò il palazzo nel 1884, discendente della Repubblica di Venezia e del Doge Marco Foscarini. Qui nacque Rodolfo Foscarini, medico eroe della Grande Guerra.
stemma araldico dei Conti
Il loro stemma sormonta lo scalone d'onore che dall'androne sale al piano nobile, testimonianza dell'ultima famiglia della dimora.
Il lessico della pietra
Un piccolo glossario illustrato: i termini che incontrerai nel dossier, spiegati con le immagini del palazzo.
da bugna, "protuberanza"
Il rivestimento a blocchi sporgenti del portale: bugne a cuscino alternate a blocchi a punta di diamante scandiscono piedritti e archivolto.
architettura cinquecentesca salentina
Le nervature in pietra leccese che si incrociano a disegnare una stella: coronano le residenze del piano terra e la sala nobiliare, fino a 4 metri sotto chiave.
balcone bombato in ferro battuto
La ringhiera che si gonfia come il petto di un'oca: il capolavoro settecentesco attribuito al Manieri che domina il loggiato della corte interna.
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